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  "Che per sempre"  
comunidado de prensa
comunicato stampa

José J. Martí

José J. Martí
José J. Martí

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Orlando L. Pardo Lazo

Orlando L. Pardo Lazo
Orlando L. Pardo Lazo

Orlando L. Pardo Lazo
Angel S. Gonzalez

Angel S. Gonzalez
Luis Bruzòn

Luis Bruzòn
Luis Bruzòn

Luis Bruzòn
Juan Pablo Carreras

Juan Pablo Carreras
Tomas Inda

Tomas Inda
Tomas Inda

Tomas Inda
Lissette Solorzano

Lissette Solorzano
Lissette Solorzano

Lissette Solorzano
Reinaldo Alvarez

Reinaldo Alvarez
Elio Delgado

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Cristina Padura

Cristina Padura
Cristina Padura

Cristina Padura
Aliana Rodriguez

Aliana Rodriguez
Daniele Tamagni

Daniele Tamagni
Daniele Tamagni

Daniele Tamagni
 

 

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“Che” per sempre


Per gli occidentali consumisti e bulimici di immagini Che Guevara è una faccia stampata in bianco e nero su una maglietta rossa, per i cubani è un eroe rivoluzionario. Capita di frequente, nella società contemporanea, di trovare personaggi storici di grande rilevanza come il Che svuotati della loro personalità, della loro vita, del loro percorso singolare, per diventare dei semplici feticci appesi su qualche bandiera o commercializzati come gadget.

Nella mostra fotografica “Che” per sempre l’immagine di Ernesto Che Guevara è quasi sempre la stessa, sono le persone intorno quelle che cambiano, quelle continuano a fare la storia, quelle che decideranno cosa di buono c’è da raccogliere dalla sua esperienza di vita, quelle che terranno in vita il suo ricordo. Se sarà un santino da tenere vicino al rosario e alla madonna come per la vecchina ritratta da Lissette Solorzano o un eroe senza più seguaci come la fotografia nell’aula vuota di Orlando L. Pardo Lazo saremo noi a deciderlo.

Le parole dei diari scritti assiduamente dal Che durante tutta la sua breve vita, potrebbero rimanere sotto forma di citazioni perentorie, fredde e a volte sottilmente ironiche come nel lavoratore ritratto da Luis Bruzòn che porta sulla maglietta la scritta: “Nada ennoblece mas al hombre che el trabajo…(Che)”. Nell’orgia mediatica che ci circonda non c’è più posto per l’essere umano, quello che conta è conservare l’icona. Compatta, maneggevole e versatile è molto meno ingombrante di una personalità complessa e multisfaccettata come quella di un individuo.

Che Guevara era un medico, con degli ideali e delle aspirazioni che lo hanno mosso e motivato, forse il modo migliore per ricordarlo sono le parole scritte ne “Il viaggio di Ernesto e Granado” dal padre Ernesto Guevara Lynch: “Sentiva la necessità di conoscere a fondo i bisogni della gente povera e sapeva che, per riuscirvi, doveva percorrere sentieri e strade, non certo come turista, ma come lo ha fatto lui, fermandosi lungo il cammino, e non per scattare fotografie di dettagli isolati o paesaggi interessanti, ma per immergersi nella miseria umana presente in ogni angolo dei sentieri che avrebbe percorso e per capire le cause di quella miseria. I suoi sarebbero stati viaggi di un ricercatore sociale che si mette in cammino per verificare, ma anche per tentare di alleviare il più possibile il dolore umano”.

Cristina Guerra

 

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comunicato stampa

COMUNICATO:

Pavia, 3 novembre 2005

L’Associazione di Amicizia Itala-Cuba, circolo di Pavia ed il Coordinamento per il Diritto allo Studio-UDU organizzano un dibattito con Alberto Granado, scienziato ed amico di gioventù del comandante “Che” Guevara, ispiratore del film “I Diari della Motocicletta” ed autore del libro “Un gitano sedentario”. L’evento avrà luogo alle ore 21 il giorno Martedì 8 novembre, in Aula del ‘400. Il Al dibattito interverrà il Prof. Fabio Rodriguez Amaya. Moderatore della serata sarà lo scrittore Carlo Batà. Seguirà la proiezione del film “I Diari della Motocicletta”. Contestualmente, in Aula Forlanini, verrà allestita una mostra fotografica su “Che” per sempre, curata da Reinaldo Alvarez.

Alberto Granado Jiménez è nato a Cordova, Argentina, nel 1922. Qui compie i suoi studi in farmacologia, laureandosi in Biologia nel 1948, dopo anni di lotte studentesche che lo hanno portato anche in carcere, e si dedica alla ricerca scientifica. Nel 1974 ottiene una seconda laurea in Scienze Naturali dall’Università dell’Avana.

Testimone della formazione umana, politica e medico-scientifica di Ernesto Guevara, allora studente in medicina, Alberto Granado – “Mial”, come lo chiamava il “Che”, nel 1952 parte con lui su una vecchia Norton 500 battezzata “La Poderosa” per un lungo viaggio nel continente Latino Americano. Questo viaggio segnò profondamente le loro vite e le loro scelte future, mettendoli a confronto con la realtà di miseria e sfruttamento presente in tante terre del loro continente (Argentina, Cile, Bolivia, Perù e Venezuela).

Ernesto rientrò in argentina per laurearsi in Medicina e ripartì un anno dopo per incontrarsi col vecchio amico “Mial” in Venezuela. Non arrivò mai a Caracas, dove “Mial” lavorava… Durante questo secondo viaggio attraverso l’America Latina conobbe in Messico Fidel Castro ed i suoi compagni rivoluzionari e si unì a loro per andare a liberare Cuba, nel 1959, dalla dittatura sanguinaria di Fulgencio Batista.

Alberto invece si dedicò alla cura dei lebbrosi ed alle ricerche farmacologiche; fu docente di Biochimica all’Università di Caracas, dove allestì un importante laboratorio chimico.

Il 23 luglio 1960, otto anni dopo il loro viaggio, “Mial” ed il “Che” si incontrano di nuovo all’Avana. Il 23 marzo 1961, Granado, la moglie Delia ed i loro due figli, si trasferiscono definitivamente a Cuba.

Da quel momento Alberto si integra in quella che sarà la sua nuova patria di adozione e d’elezione; a Santiago de Cuba viene incaricato di fondare una Scuola Universitaria di Medicina, iniziando una intensa attività sia di ricerca scientifica nel campo della genetica, che di formazione di medici e ricercatori, che oggi operano a Cuba ed in molti altri Paesi in via di sviluppo.

Dopo 50 anni di duro lavoro di insegnamento scientifico, Alberto Granado dedica oggi la sua vita alla divulgazione di quegli ideali e valori della Società Socialista che avevano alimentato la storia di eterna amicizia con Ernesto Che Guevara, raccontandoci i loro sogni giovanili che a Cuba si sono trasformati in realtà.

Fabio Rodriguez Amaya è docente di Letterature Ispanofone all’Università degli Studi di Bergamo. Si occupa attivamente della questione Latino Americana, con particolare attenzione alla situazione della Colombia, suo paese natale.

Carlo Batà, laureato in Scienze Politiche all’Università Statale di Milano, è un appassionato studioso della Storia del continente americano e dei Sud del Mondo. E’ autore dei volumi “Josè Martì. Il Maestro delle due Americhe” (2002) e di “Thomas Sankara. Le idee non si possono uccidere” (2003), entrambi editi da Achab.

Reinaldo Alvarez, biologo ed artista cubano, vive in Italia dal 1999. Ha creato e cura il sito internet www.galeriacubana.net, uno specchio del fermento artistico cubano, in cui sono raccolte opere di molti artisti figurativi cubani.

 

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