“Che” per sempre
Per gli occidentali consumisti e bulimici di immagini Che Guevara è una faccia stampata in bianco e nero su una maglietta rossa, per i cubani è un eroe rivoluzionario. Capita di frequente, nella società contemporanea, di trovare personaggi storici di grande rilevanza come il Che svuotati della loro personalità, della loro vita, del loro percorso singolare, per diventare dei semplici feticci appesi su qualche bandiera o commercializzati come gadget.
Nella mostra fotografica “Che” per sempre l’immagine
di Ernesto Che Guevara è quasi sempre la stessa, sono le persone intorno
quelle che cambiano, quelle continuano a fare la storia, quelle che decideranno
cosa di buono c’è da raccogliere dalla sua esperienza di vita, quelle
che terranno in vita il suo ricordo. Se sarà un santino da tenere vicino
al rosario e alla madonna come per la vecchina ritratta da Lissette Solorzano
o un eroe senza più seguaci come la fotografia nell’aula vuota di Orlando
L. Pardo Lazo saremo noi a deciderlo.
Le parole dei diari scritti assiduamente dal Che durante tutta la sua
breve vita, potrebbero rimanere sotto forma di citazioni perentorie, fredde
e a volte sottilmente ironiche come nel lavoratore ritratto da Luis Bruzòn
che porta sulla maglietta la scritta: “Nada ennoblece mas al hombre
che el trabajo…(Che)”. Nell’orgia mediatica che ci circonda non
c’è più posto per l’essere umano, quello che conta è conservare l’icona.
Compatta, maneggevole e versatile è molto meno ingombrante di una personalità
complessa e multisfaccettata come quella di un individuo.
Che Guevara era un medico, con degli ideali e delle aspirazioni che lo
hanno mosso e motivato, forse il modo migliore per ricordarlo sono le
parole scritte ne “Il viaggio di Ernesto e Granado” dal
padre Ernesto Guevara Lynch: “Sentiva la necessità di
conoscere a fondo i bisogni della gente povera e sapeva che, per riuscirvi,
doveva percorrere sentieri e strade, non certo come turista, ma come lo
ha fatto lui, fermandosi lungo il cammino, e non per scattare fotografie
di dettagli isolati o paesaggi interessanti, ma per immergersi nella miseria
umana presente in ogni angolo dei sentieri che avrebbe percorso e per
capire le cause di quella miseria. I suoi sarebbero stati viaggi di un
ricercatore sociale che si mette in cammino per verificare, ma anche per
tentare di alleviare il più possibile il dolore umano”.
Cristina Guerra
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COMUNICATO:
Pavia, 3 novembre 2005
L’Associazione di Amicizia Itala-Cuba, circolo di Pavia
ed il Coordinamento per il Diritto allo Studio-UDU organizzano
un dibattito con Alberto Granado, scienziato ed amico
di gioventù del comandante “Che” Guevara, ispiratore
del film “I Diari della Motocicletta” ed autore del libro
“Un gitano sedentario”. L’evento avrà luogo alle ore
21 il giorno Martedì 8 novembre, in Aula del ‘400. Il Al dibattito interverrà
il Prof. Fabio Rodriguez Amaya. Moderatore della serata sarà lo scrittore
Carlo Batà. Seguirà la proiezione del film “I Diari della Motocicletta”.
Contestualmente, in Aula Forlanini, verrà allestita una mostra
fotografica su “Che” per sempre, curata da Reinaldo
Alvarez.
Alberto Granado Jiménez è nato a Cordova, Argentina,
nel 1922. Qui compie i suoi studi in farmacologia, laureandosi in Biologia
nel 1948, dopo anni di lotte studentesche che lo hanno portato anche in
carcere, e si dedica alla ricerca scientifica. Nel 1974 ottiene una seconda
laurea in Scienze Naturali dall’Università dell’Avana.
Testimone della formazione umana, politica e medico-scientifica di Ernesto Guevara, allora studente in medicina, Alberto Granado – “Mial”, come lo chiamava il “Che”, nel 1952 parte con lui su una vecchia Norton 500 battezzata “La Poderosa” per un lungo viaggio nel continente Latino Americano. Questo viaggio segnò profondamente le loro vite e le loro scelte future, mettendoli a confronto con la realtà di miseria e sfruttamento presente in tante terre del loro continente (Argentina, Cile, Bolivia, Perù e Venezuela).
Ernesto rientrò in argentina per laurearsi in Medicina e ripartì un anno dopo per incontrarsi col vecchio amico “Mial” in Venezuela. Non arrivò mai a Caracas, dove “Mial” lavorava… Durante questo secondo viaggio attraverso l’America Latina conobbe in Messico Fidel Castro ed i suoi compagni rivoluzionari e si unì a loro per andare a liberare Cuba, nel 1959, dalla dittatura sanguinaria di Fulgencio Batista.
Alberto invece si dedicò alla cura dei lebbrosi ed alle ricerche farmacologiche; fu docente di Biochimica all’Università di Caracas, dove allestì un importante laboratorio chimico.
Il 23 luglio 1960, otto anni dopo il loro viaggio, “Mial” ed il “Che” si incontrano di nuovo all’Avana. Il 23 marzo 1961, Granado, la moglie Delia ed i loro due figli, si trasferiscono definitivamente a Cuba.
Da quel momento Alberto si integra in quella che sarà la sua nuova patria di adozione e d’elezione; a Santiago de Cuba viene incaricato di fondare una Scuola Universitaria di Medicina, iniziando una intensa attività sia di ricerca scientifica nel campo della genetica, che di formazione di medici e ricercatori, che oggi operano a Cuba ed in molti altri Paesi in via di sviluppo.
Dopo 50 anni di duro lavoro di insegnamento scientifico, Alberto Granado dedica oggi la sua vita alla divulgazione di quegli ideali e valori della Società Socialista che avevano alimentato la storia di eterna amicizia con Ernesto Che Guevara, raccontandoci i loro sogni giovanili che a Cuba si sono trasformati in realtà.
Fabio Rodriguez Amaya è docente di Letterature Ispanofone
all’Università degli Studi di Bergamo. Si occupa attivamente della questione
Latino Americana, con particolare attenzione alla situazione della Colombia,
suo paese natale.
Carlo Batà, laureato in Scienze Politiche all’Università
Statale di Milano, è un appassionato studioso della Storia del continente
americano e dei Sud del Mondo. E’ autore dei volumi “Josè Martì. Il Maestro
delle due Americhe” (2002) e di “Thomas Sankara. Le idee non si possono
uccidere” (2003), entrambi editi da Achab.
Reinaldo Alvarez, biologo ed artista cubano, vive in
Italia dal 1999. Ha creato e cura il sito internet www.galeriacubana.net,
uno specchio del fermento artistico cubano, in cui sono raccolte opere
di molti artisti figurativi cubani.
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